Bauhaus-Universität Weimar

Titel:
Opere Di Antonio Raffaello Mengs
Person:
Mengs, Antonio Raffaello Azara, Giuseppe Niccola/d'
Persistente ID:
urn:nbn:de:gbv:wim2-g-1442726
PURL:
https://digitalesammlungen.uni-weimar.de/viewer/resolver?urn=urn:nbn:de:gbv:wim2-g-1446053
JC 
172. 
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trovare nella Natura, e forse anche de' piu belli. 
Affinche le sue figure comparissero divine bisogna- 
va, ch'egli avesse data alle sue teste piu aria di 
maesta, e avesse mostrate meno quelle parti, che 
denotano la mortalita . La pelle grinza, gli occhi 
torbidi dimostrano la debolezza della Natura _ Che 
improprieta rappresentar il Creatore di tutte le cose 
soggetto alle miserie umane l Giacche e prevalso 1' 
uso di rappresentarlo sotto la figura d, un attempa. 
to, convien farlo in modo, che comparisca venera- 
bile d'eta, ma senza le sue imperfezioni, e che ci 
riempia l' immaginazione dellafgrande idea, che dob- 
biamo avere dell'Onnipotente; ma per fare cio non 
e necessario attenersi tanto alla verita, come ha fat- 
to Rafiaello; che lo ha efligiato con le miserie del- 
la vecchiaia. - 
I Greci furono eccellenti nella parte dell'ideale. 
Quando rappresentavano le figure degli Dei non mo- 
stravano ne le vene, ne i tendini, o almeno non le 
segnavano come negli uomini. E se nell" Ercole sono 
tali cose ben visibili, ognuno sa, che deve esser co- 
si, mentre quelliEme si suppone vivo, o riposando 
dalle sue fatiche; e allora non era dio; poiche, s-up. 
posto tale non sarebbe stmcco; e nel sistema del 
Paganesimo era gran differenza tra Dei ed Eroi, o 
Uomini divini. Finalmente la suddetta maniera 
di rappresentar la Divinita si pub vedere ne1l' Apol- 
lo , e nel Giove , che sono nel Museo Vaticano. 
Anche
        

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