Bauhaus-Universität Weimar

Titel:
Donatello, seine Zeit und Schule
Person:
Semper, Hans
Persistente ID:
urn:nbn:de:gbv:wim2-g-1406498
PURL:
https://digitalesammlungen.uni-weimar.de/viewer/resolver?urn=urn:nbn:de:gbv:wim2-g-1409352
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QUELLEN-ANGABEN. 
tasse a dire villania, e dare noia a Cittadini usciti, o vero cacciati 
da Fircnze, che a lui sarebbe un di insanghuinata la sua chami- 
cia. Montö in superbia, e radoppiö il dirmi villania. Partimi da lui, 
e mandai Giusto del Citerna a dirgli, ch'io non andrci piü dov' 
egli fosse, ne gli parlerei, a ciö eh'egli non mi diciesse piü vil- 
lania, e che s'egli venisse d0v' io fossi, rne xfandrei, e che se 
pure egli seguitasse di dire cosa, che toccasse al mio honore 
ch'io gli dimostrerei con effetto che mi dispiacesse. Andö, e tornö: 
raportömi che egli gli disse: Va, di a Bonacorso, ch'io non curo 
le sue parole, ne minaccie, ma che io non ristarö, ch'egli, e tu, e gli 
altri sbanditi, che ci sono, non potranno stare a Pisa. Seghuitö, 
che ivi a pochi di avendo io cienato con Matteo de 10 Scielto, e 
usciti fuori in su le 24 ore, e trovando noi il detto Matteo del 
Ricco, Matteo de 10 Scielto s'accozzö con lui, perche aveano alcuno 
traüco insieme di mercantia. Lasciali, e trovai Niccolö di Betto 
Bardi, e aspettando, che Matteo lasciasse Paltro Matteo, poco 
istante Matteo del Ricco lasciö Faltro Matteo, e accozossi con 
- Charoccio Charocci, e parlando con lui di loro fatti di merchantia, 
si fermö presso dov' io era, e disse forte, perch" io Fudissi: Cha- 
roccio, io me ne v0 domattina a Firenze, e farö de' fatti contro a 
chi m71 di parole minacciato. Di che intendendo io, che per me le 
diciesse, e contro a" miei fratelli, ch'erano a Firenze, gli missi la 
mano al petto, e scotendolo con dire: che ö io a fare con teco? 
Niccolö sanza mio volere gli diede d'une berghama- 
schio in su la testa, tale che a" piedi mi chadde. Levossi 
romore, e io come stupefatto non partendomi, vi sopragiunsono 
provisionati, i quali nfarebbono preso, se non fosse Vanni Bon- 
conti, che entrö tra loro, e me, dissemi; Vattene. Andamene a 
chasa M. Ghualterotto Lanfranchi, e Niccolö con mcco. dissili il 
caso; confortomnii, diciendo: Non temere ch'io ti mettero in luogo 
salvo e sicuro. La notte il detto ferito si mori." 
Der Chronist fährt fort zu erzählen, wie die Beiden zwei Tage lang 
in den Häusern des Messer Gualterotto und seines Neffen getrennt verborgen 
lagen. Aber Messer Pietro Gambacorti, der Herr von Pisa, liess ihnen sagen, 
er wüsste, wo sie verborgen wären, und dass er sie gefangen nehmen wollte, 
damit die Signori von Florenz nicht glaubten, "ihre Kaufleute seien in Pisa 
umgekommen" (zu ergänzen wohl: ungerächt). Dem Caroccio gelang es je- 
doch, Pietro davon zu überzeugen, dass "Matteo avea tanto villaneggiato di 
questi cittadini chacciati da Firenze, che s'egli non se ne fosse andato presto, 
e non fosse stato morto, quando fu, che da altri gli sarebbe stato fatto dis- 
piacere assai; e a queste parole si ritrovo Messer Ghualterorto, perche v'era 
a desinare. Messer Piero respose, diciendo: Caroccio, tu m'ai tutto confor- 
tato, e non vorrei avere auti presi i due; e arö charo se ne vadano, se ci 
sono, che credo di si; e Messer Ghualterotto sa ben se ci sono, o no. 
Chiamö uno de" suoi famigli, e disse: va, e fa, che le guardie, ch'eran0 
messe alle porte, per pigliare etc. che le si lievino. Messer Ghualterotto sene
        

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